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Science report (2)

E rieccomi con la seconda puntata di Science report. Scusate il ritardo, un pò di febbre e tanto, tanto raffreddore hanno tentato (invano) di bloccarmi.

Anche oggi l’argomento appartiene alla categoria “business”. L’interesse nei confronti di questo ambito è duplice: lo trovo una sorta di “impatto indolore” per il neofita, ma funziona anche molto bene per introdurvi al clima che aleggia in questi giorni in giro per il (primo) mondo.
Ci sono molte aspettative per il futuro, e volenti o nolenti, tutte queste aspettative passano per Internet.
Non c’è verso, se vuoi fare qualcosa alla vecchia maniera puoi farlo, ma facendolo tramite la rete puoi essere molto più veloce, organizzato, risparmiatore, senza contare che ti può vedere tutto il mondo e non solo il vicinato.

C’è ovviamente, un lato oscuro in tutto ciò. E non mi sto riferendo alla perdita dei valori della società o a qualsiasi altra stupidaggine che molti sputasentenze mediatici amano ripetere.
Io mi sto riferendo al fatto che lo spazio rischia di finire. DUM DUM DUUUUUM.

Da una parte stanno finendo gli indirizzi Ip.
I computer si connettono a Internet identificandosi con un indirizzo di 32 bit (IpV4). E siamo arrivati a usarli quasi tutti. Si cerca di passare quindi alla nuova versione, chiamata IpV6, che usa indirizzi di 128 bit. Se dividessimo il numero di indirizzi disponibili con l’IpV6 per il numero di indirizzi disponibili con l’IpV4, otterremmo un numero di circa 28 cifre.
Il problema è ovviamente nella transizione: i nuovi nodi della rete sono già attrezzati, ma quelli vecchi vanno aggiornati o sostituiti.

Dall’altra parte sta finendo lo spazio fisico.
Se Twitter sta costruendosi il suo data center personale, se Facebook lo sta imitando, e se Apple sta investendo un M I L I A R D O di dollari (scusate, ma lo ripeto di nuovo, U N  M I L I A R D O  D I  D O L L A R I) per il suo nuovo data center, significa una sola cosa: PAURA.
C’è un’orda inferocita di utenti pronti a scucire fior di dollari per servizi online forniti al massimo della velocità e qualità disponibili e se un americano non riceve quello che vuole quando ha pagato per ottenerlo, sappiamo tutti cosa accade.

 

Dategli il suo streaming porno HD a 20 Gbps, altrimenti….

Detto ciò, anche la rete sta iniziando a sentire gli effetti del già immenso traffico di dati che gli passa attraverso ogni secondo.
Sì, perchè per ogni nuovo elemento che puoi aggiungere all’infrastruttura (un processo che costa parecchio, principalmente per permessi e license), i produttori di smartphone/tablet/chi-più-ne-ha vendono una quantità tale di articoli da rimettersi in pari con il loro sforzo.
Ad arrivare in soccorso di queste persone (ovviamente dietro lauto compenso), sta arrivando l’IBM, nota azienda di hardware e software, al momento impegnata nel progetto “un pianeta più intelligente”.
Il fulcro dell’intera campagna sta nell’utilizzo preciso e controllato delle risorse, tramite l’utilizzo di tecnologie incorporate all’interno dei sistemi da controllare, e di software capaci di raccogliere e dare un senso ai dati in arrivo.

Gli articoli, sempre messi su Google Documenti, vengono proprio dal blog di questa iniziativa, e sono scritti da Scott Stainken, Manager Generale per l’industria delle Telecomunicazioni dell’IBM.
Forniscono un buon modo per vedere “dall’interno” come le aziende serie si stanno preparando alla transizione verso la digitalizzazione completa del nostro mondo.

Spero di non aver detto idiozie, ci vediamo la settimana prossima. Feedback ben accetto.

 

PS: I titoli degli articoli che la gente mette in giro stanno diventando sempre più lunghi, forse perchè ormai hanno finito tutte le gag da abbinare agli argomenti. In ogni caso, ho cercato di tradurli nel modo più fedele e comprensibile possibile. :-)

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Sostenere il sostenibile (Michele)

Un giorno useremo la fusione nucleare, e le cose che costruiremo non avranno bisogno nemmeno di essere buttate. La produzione locale o personale del cibo dominerà.

AL MOMENTO, però, noi consumiamo. Usiamo il carbone per l’energia, la plastica avvolge molte delle nostre cose e il cibo me lo produce un uruguayano sottopagato.

Due settimane fa sono andato in un supermercato di roba esclusivamente biologica/sostenibile per comprare le ricariche della brocca depuratrice “Brita”.
Per commemorare l’occasione, ho deciso di riflettere un pò sulla mia tipica giornata di spesa, che riporto sotto in forma di META-post (post nel post). Buona lettura.

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Compra e getta, il mio tran-tran

  1. Io ho bisogno di qualcosa. Dopo qualche settimana di disagio, mi decido ad andare al supermercato
  2. compro la roba che mi serve: cibo/dentifrici/detersivi….
  3. la porto a casa
  4. le confezioni inutili le butto, i sacchetti della spesa me li tengo
  5. consumo fino a ritornare al punto 1

Questo è il giro che faccio bene o male ogni mese riguardo la roba importante. Quando ho voglia di cucinare nel finesettimana,utilizzo i punti 2-4 fino a quando non ho tutto ciò che mi serve. Vediamo ora un pò di dettagli.

Cosa consumo?

CIBO
Ci sono delle cose che, una volta comprate, non devo comprare più per mesi: thè e scatolette di legumi, tonno Maruzzella.
Poi ci sono cose che al massimo durano un mese: le acciughe sott’olio sono un validissimo rappresentante.
Cibo che dura una settimana: in genere i biscotti e i sughi già pronti (ne sto diminuendo l’uso, però), più la pasta.
Cibo comprato per l’occasione: verdura/frutta, carne/pesce …
IGIENE
> di un mese: schiuma da barba, spazzolini, lamette rasoio, disinfettante/cotone, sapone
< di un mese: deodorante Borotalco, dentifricio AZ al sapore di sale (costa poco), bagnoschiuma (2 in 1, per lo più Badedas che costa poco)
~ 1 settimana: niente. Fortunamente, tutto ciò che compro basta per almeno una settimana e mezzo/due settimane.
PIACIRI
A me il cioccolato piace, quindi ne compro qualche tavoletta da mangiare di tanto in tanto. Durano circa una settimana.

Cosa succede a ciò che consumo?

Lo butto. Effettuo raccolta differenziata per carta e multimateriale, ma non per l’umido dato che in camera mangio sporadicamente.
Nella cucina, della quale sono stato eletto democraticamente rappresentante, eseguiamo la raccolta differenziata su carta, umido e multimateriale, ma non riesco facilmente a ricordarmi di ritirare i sacchi prima che le donne delle pulizie arrivino, col risultato che tutto ritorna insieme nella spazzatura generica il 90% buono delle volte. Mannaggia.

Pensato a tutto questo, ho poi riflettuto sui miei standard di consumo energetico/acqua/gas:

Energia: spengo lo luci ogni volta che esco dalla camera, e tendo a tenere spento il neon della camera a favore dell’abat-jour. Questo probabilmente significa che uso più lampadine a incandescenza che non a risparmio energetico. A questo si aggiungono i consumi del computer, che in generale sta acceso solo quando sono sveglio e non studio, ma che comunque se scarica deve rimanere acceso anche la notte. Sono comunque passato al Macbook, quindi spero che i consumi si riducano un pò.
Acqua: nella doccia tento di rimanerci il meno possibile, per un tempo medio di 5-7 minuti. Esaspero me e gli altri ripetendogli di chiudere il rubinetto della cucina quando insaponano le stoviglie, chiudo il rubinetto quando mi insapono le mani o passo il dentifricio sui denti. Per riaprirlo, paccate col polso. Alzo i consumi a causa del WC, dato che fino a che non è perfettamente pulito, continuo a passare lo spazzolone e tirare lo sciacquone.
Gas: riscaldamenti. In generale uso il migliore di tutti, le finestre chiuse, ma quando accendono quello comune del collegio, devo per forza tenere una finestra aperta, pena la morte arrosto. Quando vado nelle aulette al piano terra, controllo sempre il termostato e spengo il riscaldamento.

Detto questo, ho provato a dedurre in che stato di sostenibilità mi trovo al momento:

“Fai qualche sforzo per ridurre la tua impronta ecologica, ma hai ancora un bel pò di strada da fare, ad esempio smetterla di comprare roba strapiena di schifezze chimiche e iniziare a fare qualche altra capatina al rifornitore biologico dove sei appena stato. Ricordati che i derivati del petrolio ti rendono IMPOTENTE!!! Lol…”

Fornita questa (più o meno) minuziosa descrizione delle mie abitudini consumiste, sono giunto alla conclusione che è ora di rivolgersi a dei nuovi ambienti di produzione. Non dico iniziare a coltivare in collegio, ma almeno frequentare un pò di più quel negozio solidale del quale parlavo, oppure iniziare a utilizzare il detersivo alla spina, con ricarica in negozio.
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Detto questo, perchè non coinvolgervi? Sicuramente molti di voi seguono degli stili di vita che differiscono dal modello consumista dominante in alcuni punti.
L’idea è, perchè non creare all’interno di questo blog una comunità di persone che pensi e collabori al fine di introdurre nelle vite dei singoli componenti una bella secchiata di sostenibilità in più?
In generale, molti casi di consumismo acuto possono venire risolti con una cura a base di comunità, in quanto agli altri viene sempre più facile notare la trave sul nostro occhio.
Un buon inizio potrebbe essere fare come ho fatto io: presentarsi al circolo in quanto consumatori, con tutte le pecche e tutti i pregi del proprio stile di vita, con tutti i dubbi e le sicurezze che lo accompagnano nell’acquisto e nel consumo.

E ora, il pippone para-teologico.
Come l’Ibm ripete incessantemente da qualche anno a questa parte, nell’ambito del progetto “A Smarter Planet“, è ora di inserire intelligenza nelle nostre abitudini, e questo si può eseguire solo con una forza computazionale adeguata.
La nostra forza computazionale è ovvia, essendo il nostro cervello più potente e flessibile dei computer attuali, le uniche cose che ci mancano sono la formazione di un network per lo scambio d’informazione tra i singoli e lo sviluppo di una banca dati di sufficiente memoria. E questo blog è capace di darci entrambi.
Non sto ovviamente chiedendo di condividere la propria vita, ma sicuramente c’è un livello entro il quale possiamo parlarci senza problemi e comunque trarre conoscenza e idee l’uno dall’altro.
Tra parentesi, credo che la maniera migliore per iniziare a far lavorare un blog sia, come ho già detto, infondergli una prima “missione”, così da caricare gli entusiasmi, senza preoccuparsi poi di scartarla o estenderla.

Quindi, ripeto, vi invito a iniziare con questo piccolo gesto: scrivere un post sulla vostra normale esperienza di acquisto, consumo e smaltimento.
Altrimenti, scrivetemi almeno un messaggio su dove potrei migliorare la mia, di esperienza ;-).


Possono la scienza e la filosofia trovare risposte a quesiti di natura morale?

Esistono risposte definitive a domande come: è legittimo, in virtù della presenza di diversi valori culturali, per un popolo condannare le donne al burka? Dove, all’interno del discorso avviene quella sorta di corto circuito che ci impedisce di essere certi dell’universalità delle risposte che ci diamo. Perché siamo convinti che ci possano essere più risposte giuste ad una stessa domanda di carattere morale? Esistono linguaggi universali che ci rendano in qualche modo capaci di di risolvere questioni come il matrimonio omosessuale, la fecondazione eterologa, in manier adefinitiva ed inequivocabile o saremo sempre costretti a subire le assurdità di buffoni dai cappelli punta e scarpette prada?

La verità è che queste risposte esistono. Per trovarle però bisogna cambiare il modo di pensare alla moralità come un campo dove le opinioni di tutti non abbiano la stessa dignità e lo stesso valore. Così come una mia qualsiasi opinione riguardo all’esistenza del bosone di Higgs non avrebbe alcun tipo di rilevanza per la comunità internazionale, nemmeno quella del Moullah, o del Papa in fatto di questioni morali dovrebbe essere rilevante visto che fondata praticamente sul nulla. La pretesa di queste figure di poter gestire l’etica dell’uomo viene infatti giustificata attraverso l’escamotage dell’investitura diretta (un tizio dice all’atro tizio: “o tizio, su di te fondo questa chiesa”). Questo dovrebbe dare la misura dell’autorità del papa in questioni morali.

Quindi ci troviamo in un sistema dov’è è l’autorità( con le sue liturgie di potere ed i suoi simboli) a delineare le questioni morali e non l’autorevolezza di un linguaggio filosofico fondato di volta in volta sulle conquiste della scienza, e della conoscenza più in generale, a dare una risposta concreta a certe domande. È giusto punire corporalmente un bambino per cercare di stimolare in lui il fiorire di un comportamento equilibrato e socialmente sano? La bibbia ci dice di si, la scienza di no. A chi dareste ascolto voi?

Questa è il succo di questi venti minuti di conferenza che il filosofo Sam Harris ha dato al TED (Clicca sul link in basso. In inglese).

Sam Harris


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