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Mammacchegnocca!!!

Ah, Facebook…infernale macchina ruba tempo e inesauribile fonte di spunti. Che tu abbia cambiato il mondo odierno è poco ma sicuro, ma che addirittura sarebbe arrivata da te l’ispirazione per una riflessione, proprio non l’avrei mai detto. Ma tant’è… anche se in effetti, facebook è stato solo il mezzo di accesso più semplice per l’osservazione di una consuetudine consolidata anche in altri ambiti: la caccia alla gnocca.

Proprio oggi non ho potuto trattenere il riso davanti ai commenti di un gruppetto di pene-dotati riguardo la foto di una bella fanciulla, finalmente diventata maggiorenne e dunque circuibile dalle loro circa venticinquenni membra e dai loro circa cinquenni cervelli.

Ora, senza nulla togliere all’importanza e innocenza dell’apprezzamento estetico (d’altronde se ci hanno dato la vista, è stato anche per godere delle cose belle), il problema sta nel fatto che ormai questo è diventato un parametro per definire la validità di una persona, specialmente di una donna. Sei bella? Allora è molto facile che tu venga accettata socialmente, diventando una leader di costume, con al seguito uno stuolo più o meno vasto di maschietti sbavanti a cui poco importano le tue aspirazioni, i tuoi desideri, i tuoi sogni…il loro obiettivo, aihmè, resta uno soltanto…e che tu abbia un cervello o meno non sono certamente loro coloro ai quali potrai dimostrarlo. E allora perchè sforzarsi? Questo è il ragionamento, che a quanto pare, predomina ultimamente e in modo preoccupante, nelle testoline di tante avvenenti signorine. “Se madre natura mi ha già dato una dotazione iniziale di bellezza e carica erotica, perchè dovrei sprecar tempo ad incrementare altre doti?”. La cosa preoccupante di queste mini femmes fatales? Vanno dai 10 anni in su. Iniziano a ragionare così appena bambine, e accade che senza farci caso ci ritroviamo circondati da paperette da intrattenimento ventenni. Questo è più o meno l’output del meccanismo perverso.

Dovremmo analizzare gli input, ma qui si entra in un circolo vizioso. È nato prima l’uomo bavoso che ha convinto la donna che le basta essere un bell’oggetto, o è nata prima la donna oca che ha reso l’uomo bavoso? Questo rimarrà un mistero insolvibile. Quello che è certo è che queste dinamiche non sono nuove, ma sono diventate assolutamente più preoccupanti perchè ormai coinvolgono grandi numeri e fasce di età critiche.

Mi preoccupo da educatrice (sono un capo scout) perchè sento nei bambini quasi una certa assuefazione alle “scorciatoie” che implicano meno sforzi possibili, di cui l’uso esclusivo della propria prestanza fisica fa parte.

Mi preoccupo da donna, perchè cerchiamo uguali diritti per le donne (e qui avrei tanto da dire…ma magari lo rimando a una prossima riflessione) ma il male che ostacola questo ottenimento è endemico, è dovuto, a mio parere, proprio ad alcune logiche femminili.

E mi preoccuperei anche se fossi uomo. Ma veramente ad alcuni di voi, cari pene-dotati, basta avere accanto un bell’involucro che scateni le vostre fantasie e soddisfi i vostri bisogni più superficiali? Se la risposta è “si”, fate parte di quella schiera di uomini a cui io proprio non ho nulla da dire, poichè non vi considero esseri umani. Mi rivolgo dunque alla molto nutrita (ne sono certa, o comunque ci spero) rappresentanza di individui pene&intelletto-dotati…forse tocca anche un pò a voi smuovere questo stato di cose. Anzichè ridere alle battute da spogliatoio dei vostri simili meno fortunati, tentate di portarli alla ragione o quantomeno di distinguervi. Ce la potete fare, perchè siete gli uomini validi che servono a questa società.

Non vi sto chiedendo di schierarvi dalla parte delle donne…non ne abbiamo bisogno, a difendere la nostra dignità ci pensiamo noi. Vi chiedo di schierarvi dalla parte di voi stessi. Di difendere la vostra dignità di uomini che da una donna cercano il confronto, la possibilità di comunicare, di avere un dibattito, di condividere interessi, di crescere e svilupparvi insieme in un continuo interscambio.

Si, anche l’occhio vuole la sua parte, ma perchè per una volta non può essere questa la parte che passa un pò in secondo piano, nel tentativo di valorizzare ciò che davvero conta?

 


Donne senza!

[È già da un po di tempo che mi frullano delle idee in testa.ho provato ad organizzarle per scrivere un articolo e non so se ci sono riuscita del tutto,quindi questo post è da prendere sia come prova,visto che è il primo, che come un inizio la cui bontà e consistenza saranno da valutare.]

Donne senza…So già che alla lettura del titolo,che sono sicura alcuni di voi avrete trovato interessante per le molteplici possibili finiture,tante siano state le parole conclusive balzate in bocca ai lettori,ma sono sicura che nessuna di quelle sia la stessa che ho in mente.

Sono tante le cose che le donne non hanno e tralasciando le ovvietà dei luoghi comuni devo dire alcuni purtroppo vere ,c’è una ovvietà più centrata delle altre.Le Donne cari signori,sia quelle adornate di D che quelle ridotte ad una semplice d,non hanno le palle! Esatto gli esemplari umani connotati dal cromosoma X non sono dotati di quei due accessori barbuti posti tra le gambe, e questo aldilà di certi modi di dire, é un bene,una gran fortuna.La verità è che le Donne sono stanche di sentirsi dire che hanno le palle,No non è così perchè loro (le D) sono le vere donne! Così  questa accezione maschilista del complimentarsi non è altro che una pesante umiliazione. Avere le palle è una prerogativa puramente maschile,signori,e come diceva il caro Eduardo “chi ve la guasta!?”

Il punto è basta dire che abbiamo le palle se facciamo una cosa che ci distacca dalla massa e mostra il nostro lato migliore ,perchè se ciò è successo,se abbiamo dato in un’occasione il meglio di noi,se ci siamo distinte dalle d,é proprio perchè le palle non ce le abbiamo.

Bene,dopo aver fatto questa precisazione veniamo al punto e spostiamo l’attenzione su quella aimé necessaria distinzione tra D e d.Lo so che potrà risultare banale,ma è soprattutto doverosa. Vedete oggi non è facile essere D un po perchè vieni presa per una specie di mostro con palle in mezzo alle braccia e alle gambe(vedi sopra), e poi perchè tutto ciò che ti circonda fa in modo di far diventare quella tua naturalissima D in una sciatta d. Sono convinta infatti che tutte noi nasciamo D e che poi il contesto ci riduca,ci banalizzi,ci mortifichi con le sue maniere e convenzioni,con il suo non interesse a scommettere su di te,sulle tue capacità, perchè se stai cercando di aprire un’attività,quel LUI a cui stai presentando il tuo progetto preferisce parlare con la tuo padre,tuo fratello,tuo nonno,tuo marito e ti verrebbe voglia di legarlo ai binari e poi far fermare il treno ad un centimetro dal suo naso(molto Tarantino) per farlo cagare nei pantaloni e poi fargli vivere l’umiliazione di averlo fatto invano, così anche lui avrebbe provato l’umiliazione del non sentirsi adeguati.

Concludendo vi dico,le donne hanno bisogno di essere ritenute capaci,non perchè queste ne abbiano bisogno più degli uomini,ma solo perchè devono essere messe sullo stesso piano degli uomini,quando questo accadrà,forse le cose cambieranno e non ci sarà più bisogno di distinguere le D dalle d.

 

 


Wikileaks

Allora, la storia dovreste conoscerla tutti:

Wikileaks, sito lanciato nel 2007 (ma operante almeno dal 2006), ha pubblicato o pubblicherà documenti e messaggi segreti riguardanti la diplomazia italo-americana in giro per il mondo.
L’America ha già detto il governo che molti stati potrebbero non trovare di loro gradimento queste informazioni, a scapito della nostra già abbastanza precaria rispettabilità internazionale.
Inutile che riporti le reazioni scomposte della politica nostrana (il consiglio migliore, che nemmeno faceva ridere, si basava sul “non commentare”, pensate un pò).

Sta di fatto che al momento è rinato il teatrino del “Wikileaks: santo o demonio?”, in cui i governi e i sostenitori a prescindere dei governi urlano ad alta voce “demonio!”, mentre i supersinistri contrappongono il loro “santo!”.
Ma noi non siamo nè della prima, nè della seconda fazione.

Noi prendiamo il problema e vediamo i pro e i contro di tutto. I commenti seguono.
Vi faccio quindi le seguenti domande:

  • Cosa ne pensate dei principi di Wlk? I segreti è bene che rimangano segreti o oramai ci stiamo avvicinando a quell’era dove, a segretezza e guerre, dobbiamo contrapporre pace e trasparenza?
  • Wlk secondo voi esagera? Anche supponendo che abbiate risposto sì alla prima domanda, è possibile che esistano alcune cose che non vanno dette in ogni caso?

Rispondete numerosi

[Inutile dire che al momento i server del sito in versione italiana sono sovraccarichi, e non immaginate chissacosa: cercare in mezzo a quella marea di informazioni è qualcosa (ammicco) che solo un vero giornalista saprebbe fare (ammicco ammicco). Ma anche Djouriou, volendo. XD]

E a tal proposito, vorrei riportarvi alcuni pensieri avuti durante una discussione sull’argomento.
l’interlocutore non era affatto dispiaciuto del bagno di verità che Wkl portava, in quanto la diplomazia è spessissimo sinonimo di ipocrisia e opportunismo, e fa bene DI TANTO IN TANTO farsi un bagno in questa dimensione.
Quando però ho detto che, più che “di tanto in tanto”, ci vorrebbe un “sempre”, ci siamo ritrovati con due opinioni contrastanti: apparentemente, ci sono cose che si fa meglio a tenere segrete.
Ho chiesto i motivi di questa necessità di segretezza, e non ho avuto una sola giustificazione che non facesse riferimento a malfunzionamenti interni delle nazioni o a politiche internazionali assolutamente egoistiche e prive di scrupoli.

È vero. Se Tremonti domani dicesse che i bot sono solo un pezzo di carta straccia che manco per incartarci il panino coi ciccioli, la gente povera protesterebbe, la gente abbiente diventerebbe povera e protesterebbe, la gente ricca rimarrebbe ricca ma in minoranza, e protesterebbe, il che in breve causerebbe uno sfacelo totale del paese.
Come quasi tutto, del resto.

Detta in poche parole, la “ragionevolezza” intrinseca dell’argomentazione stava nell’assoluta sragionevolezza della situazione esistente.

E quindi ho trovato il motivo definitivo del perchè Wkl non solo fa bene, ma fa benissimo.
Il motivo è che la verità e la trasparenza sono l’unica maniera di fare le cose bene.

La scienza si basa sulla verità dei fatti e sulla trasparenza con la quale vengono presentati gli esperimenti compiuti (ve lo dice uno che deve leggersi negli articoli una pagina intera piena di nomi a caso di marche altrettanto casuali, solo perchè qualcuno pensava che “oscilloscopio” fosse un pò troppo scarno per un articolo. Grrrrr….).
Le rivoluzioni avvengono quando la gente si trova in faccia la verità e gli viene detto in modo chiaro e trasparente che la colpa è sua (in generale questo avviene dopo qualche milione di morti accatastati sul tavolo della pace).

Quando manca la trasparenza, mancano innanzitutto le possibilità di miglioramento che un dibattito comunitario può offrire. Manca la possibilità di intervenire sugli errori. Non solo, manca anche il coinvolgimento della popolazione.
Quando i servizi segreti (qui spariamola grossa) uccidono un uomo in Libia, perchè in Libia c’è il gas che a noi serve per riscaldare le nostre case a 40 gradi, io posso dare la colpa ai servizi segreti, e dire che loro sono un gruppetto sul quale non posso avere controllo, quindi uscirne fuori indenne come una pignatta ad una festa di bambini ciechi.
Se invece questo viene detto pubblicamente, allora sì che la responsabilità diventa mia, perchè io sapevo e io ero d’accordo (poi certo, in democrazia le cose vanno un pò diversamente, anche se non troppo).

Quando gli accordi, le decisioni economiche, le decisioni politiche, le decisioni etiche, TUTTO, è alla nostra portata, allora non ci sono più scuse, non ci sono responsabilità di questo e quello. Le cose giuste rimangono giuste, le cose ignobili si mostrano ignobili.
È vero, il mondo non diventa più bello, perchè ci ritroviamo di fronte alle nostre miserie, alla nostra incapacità di pensare in modo generoso. Ma almeno abbiamo un punto di partenza VERO, possiamo sapere cosa migliorare, avere un’idea chiara di come migliorarlo, parlarne con altri.

Tutte queste cose una volta erano ridicole da dire, perchè c’era la guerra fredda, la guerra di qui, di là, dietro e davanti, inimicizie, interessi egoistici a iosa. Ora ci rimangono gli interessi egoistici.
Eppure questo sembra ancora una cosa da sognatori, dire che due nazioni, anzichè scontrarsi sui loro interessi, dialoghino con onestà e intelligenza in modo da trovare un compromesso.


Sostenere il sostenibile (Michele)

Un giorno useremo la fusione nucleare, e le cose che costruiremo non avranno bisogno nemmeno di essere buttate. La produzione locale o personale del cibo dominerà.

AL MOMENTO, però, noi consumiamo. Usiamo il carbone per l’energia, la plastica avvolge molte delle nostre cose e il cibo me lo produce un uruguayano sottopagato.

Due settimane fa sono andato in un supermercato di roba esclusivamente biologica/sostenibile per comprare le ricariche della brocca depuratrice “Brita”.
Per commemorare l’occasione, ho deciso di riflettere un pò sulla mia tipica giornata di spesa, che riporto sotto in forma di META-post (post nel post). Buona lettura.

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Compra e getta, il mio tran-tran

  1. Io ho bisogno di qualcosa. Dopo qualche settimana di disagio, mi decido ad andare al supermercato
  2. compro la roba che mi serve: cibo/dentifrici/detersivi….
  3. la porto a casa
  4. le confezioni inutili le butto, i sacchetti della spesa me li tengo
  5. consumo fino a ritornare al punto 1

Questo è il giro che faccio bene o male ogni mese riguardo la roba importante. Quando ho voglia di cucinare nel finesettimana,utilizzo i punti 2-4 fino a quando non ho tutto ciò che mi serve. Vediamo ora un pò di dettagli.

Cosa consumo?

CIBO
Ci sono delle cose che, una volta comprate, non devo comprare più per mesi: thè e scatolette di legumi, tonno Maruzzella.
Poi ci sono cose che al massimo durano un mese: le acciughe sott’olio sono un validissimo rappresentante.
Cibo che dura una settimana: in genere i biscotti e i sughi già pronti (ne sto diminuendo l’uso, però), più la pasta.
Cibo comprato per l’occasione: verdura/frutta, carne/pesce …
IGIENE
> di un mese: schiuma da barba, spazzolini, lamette rasoio, disinfettante/cotone, sapone
< di un mese: deodorante Borotalco, dentifricio AZ al sapore di sale (costa poco), bagnoschiuma (2 in 1, per lo più Badedas che costa poco)
~ 1 settimana: niente. Fortunamente, tutto ciò che compro basta per almeno una settimana e mezzo/due settimane.
PIACIRI
A me il cioccolato piace, quindi ne compro qualche tavoletta da mangiare di tanto in tanto. Durano circa una settimana.

Cosa succede a ciò che consumo?

Lo butto. Effettuo raccolta differenziata per carta e multimateriale, ma non per l’umido dato che in camera mangio sporadicamente.
Nella cucina, della quale sono stato eletto democraticamente rappresentante, eseguiamo la raccolta differenziata su carta, umido e multimateriale, ma non riesco facilmente a ricordarmi di ritirare i sacchi prima che le donne delle pulizie arrivino, col risultato che tutto ritorna insieme nella spazzatura generica il 90% buono delle volte. Mannaggia.

Pensato a tutto questo, ho poi riflettuto sui miei standard di consumo energetico/acqua/gas:

Energia: spengo lo luci ogni volta che esco dalla camera, e tendo a tenere spento il neon della camera a favore dell’abat-jour. Questo probabilmente significa che uso più lampadine a incandescenza che non a risparmio energetico. A questo si aggiungono i consumi del computer, che in generale sta acceso solo quando sono sveglio e non studio, ma che comunque se scarica deve rimanere acceso anche la notte. Sono comunque passato al Macbook, quindi spero che i consumi si riducano un pò.
Acqua: nella doccia tento di rimanerci il meno possibile, per un tempo medio di 5-7 minuti. Esaspero me e gli altri ripetendogli di chiudere il rubinetto della cucina quando insaponano le stoviglie, chiudo il rubinetto quando mi insapono le mani o passo il dentifricio sui denti. Per riaprirlo, paccate col polso. Alzo i consumi a causa del WC, dato che fino a che non è perfettamente pulito, continuo a passare lo spazzolone e tirare lo sciacquone.
Gas: riscaldamenti. In generale uso il migliore di tutti, le finestre chiuse, ma quando accendono quello comune del collegio, devo per forza tenere una finestra aperta, pena la morte arrosto. Quando vado nelle aulette al piano terra, controllo sempre il termostato e spengo il riscaldamento.

Detto questo, ho provato a dedurre in che stato di sostenibilità mi trovo al momento:

“Fai qualche sforzo per ridurre la tua impronta ecologica, ma hai ancora un bel pò di strada da fare, ad esempio smetterla di comprare roba strapiena di schifezze chimiche e iniziare a fare qualche altra capatina al rifornitore biologico dove sei appena stato. Ricordati che i derivati del petrolio ti rendono IMPOTENTE!!! Lol…”

Fornita questa (più o meno) minuziosa descrizione delle mie abitudini consumiste, sono giunto alla conclusione che è ora di rivolgersi a dei nuovi ambienti di produzione. Non dico iniziare a coltivare in collegio, ma almeno frequentare un pò di più quel negozio solidale del quale parlavo, oppure iniziare a utilizzare il detersivo alla spina, con ricarica in negozio.
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Detto questo, perchè non coinvolgervi? Sicuramente molti di voi seguono degli stili di vita che differiscono dal modello consumista dominante in alcuni punti.
L’idea è, perchè non creare all’interno di questo blog una comunità di persone che pensi e collabori al fine di introdurre nelle vite dei singoli componenti una bella secchiata di sostenibilità in più?
In generale, molti casi di consumismo acuto possono venire risolti con una cura a base di comunità, in quanto agli altri viene sempre più facile notare la trave sul nostro occhio.
Un buon inizio potrebbe essere fare come ho fatto io: presentarsi al circolo in quanto consumatori, con tutte le pecche e tutti i pregi del proprio stile di vita, con tutti i dubbi e le sicurezze che lo accompagnano nell’acquisto e nel consumo.

E ora, il pippone para-teologico.
Come l’Ibm ripete incessantemente da qualche anno a questa parte, nell’ambito del progetto “A Smarter Planet“, è ora di inserire intelligenza nelle nostre abitudini, e questo si può eseguire solo con una forza computazionale adeguata.
La nostra forza computazionale è ovvia, essendo il nostro cervello più potente e flessibile dei computer attuali, le uniche cose che ci mancano sono la formazione di un network per lo scambio d’informazione tra i singoli e lo sviluppo di una banca dati di sufficiente memoria. E questo blog è capace di darci entrambi.
Non sto ovviamente chiedendo di condividere la propria vita, ma sicuramente c’è un livello entro il quale possiamo parlarci senza problemi e comunque trarre conoscenza e idee l’uno dall’altro.
Tra parentesi, credo che la maniera migliore per iniziare a far lavorare un blog sia, come ho già detto, infondergli una prima “missione”, così da caricare gli entusiasmi, senza preoccuparsi poi di scartarla o estenderla.

Quindi, ripeto, vi invito a iniziare con questo piccolo gesto: scrivere un post sulla vostra normale esperienza di acquisto, consumo e smaltimento.
Altrimenti, scrivetemi almeno un messaggio su dove potrei migliorare la mia, di esperienza ;-).


Possono la scienza e la filosofia trovare risposte a quesiti di natura morale?

Esistono risposte definitive a domande come: è legittimo, in virtù della presenza di diversi valori culturali, per un popolo condannare le donne al burka? Dove, all’interno del discorso avviene quella sorta di corto circuito che ci impedisce di essere certi dell’universalità delle risposte che ci diamo. Perché siamo convinti che ci possano essere più risposte giuste ad una stessa domanda di carattere morale? Esistono linguaggi universali che ci rendano in qualche modo capaci di di risolvere questioni come il matrimonio omosessuale, la fecondazione eterologa, in manier adefinitiva ed inequivocabile o saremo sempre costretti a subire le assurdità di buffoni dai cappelli punta e scarpette prada?

La verità è che queste risposte esistono. Per trovarle però bisogna cambiare il modo di pensare alla moralità come un campo dove le opinioni di tutti non abbiano la stessa dignità e lo stesso valore. Così come una mia qualsiasi opinione riguardo all’esistenza del bosone di Higgs non avrebbe alcun tipo di rilevanza per la comunità internazionale, nemmeno quella del Moullah, o del Papa in fatto di questioni morali dovrebbe essere rilevante visto che fondata praticamente sul nulla. La pretesa di queste figure di poter gestire l’etica dell’uomo viene infatti giustificata attraverso l’escamotage dell’investitura diretta (un tizio dice all’atro tizio: “o tizio, su di te fondo questa chiesa”). Questo dovrebbe dare la misura dell’autorità del papa in questioni morali.

Quindi ci troviamo in un sistema dov’è è l’autorità( con le sue liturgie di potere ed i suoi simboli) a delineare le questioni morali e non l’autorevolezza di un linguaggio filosofico fondato di volta in volta sulle conquiste della scienza, e della conoscenza più in generale, a dare una risposta concreta a certe domande. È giusto punire corporalmente un bambino per cercare di stimolare in lui il fiorire di un comportamento equilibrato e socialmente sano? La bibbia ci dice di si, la scienza di no. A chi dareste ascolto voi?

Questa è il succo di questi venti minuti di conferenza che il filosofo Sam Harris ha dato al TED (Clicca sul link in basso. In inglese).

Sam Harris


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