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Ratti e Sorci verdi

Il successo dirompente del referendum sfonda a calci la porta sbarrata della politica italiana. L’occasione per la sinistra è senza precedenti. Nei ventennio della seconda repubblica abbiamo assistito a qualcosa di molto simile a quel che accadde con l’avvento ed il consolidamento del fascismo. La cocente delusione delle ambizioni coloniali di un’Italia che giocava al “piccolo imperatore” e quelle di una guerra “vinta” sulla carta ma persa di fatto, furono determinanti nel portare al potere il primo della serie, speriamo brevissima, di nani (da giardino). La seconda delle disgrazie nostrane accade poco meno di 20 anni fa, quando il pifferaio di Arcore da il via al suo show. I ratti sembrano seguirlo ovunque. Il ritornello è sempre lo stesso. Il nemico rosso pure. Ad ogni angolo il pifferaio prospetta ai suoi ratti la vittoria della guerra santa contro i rossi (per quell’altro erano i neri dell’Abissinia).
L’Italia per vent’anni rimarrà ferma a rincorrere un nemico invisibile. Il mondo nel frattempo se ne dimentica e corre da solo.
Il pifferaio ora non incanta più. I ratti che ancora lo seguono ora vedono i sorci verdi e ne hanno paura…


Chiarimenti sul terzo quesito

Parto condividendo questa notizia. Il blog al quale punta questo link si chiama Chicagoblog, e si occupa in particolar modo di economia. Si tratta di una fonte alquanto affidabile, che vi invito a considerare.

Allora, su cosa sono i referendum lo sappiamo. Che cosa veniva chiesto di abrogare nel quesito sul nucleare, anche di quello sappiamo: c’era questa legge, che chiameremo A, sono state prese delle firme per un referendum che la abrogasse (totalmente o parzialmente, capiremo come mai non abbia più importanza), il referendum finalmente si farà.

Quello che è successo pochi giorni fa, però, è che il governo ha varato una legge B, che abroga spontaneamente tutti i punti che il referendum si proponeva di eliminare, aggiungendo poi alcune cosette, di importanza marginale.
(Ci tengo a far notare che questa non è assolutamente una mossa illegale, e anzi, sarebbe pure da encomiare, perchè un governo che capisce cosa succede all’interno dello stato, raccoglie l’invito dei cittadini a cambiare idea e cambia idea, fa qualcosa di giusto.
L’unico peccato è che il governo questa mossa non se l’è pensata per il bene dei cittadini, ma sulle intenzioni non intendo far processi, al momento).

Un referendum che elimini qualcosa che non c’è più… beh, è inutile e non si può fare.
Un referendum che elimina la legge B che elimina la legge A…..beh, permette al governo di andare avanti con la sua politica nucleare, quindi fa l’esatto contrario di ciò per cui è nato.
Detto ciò, il governo si aspettava che la parte sul nucleare del referendum saltasse, ma la Corte di Cassazione la pensava in modo differente.
Dato che potrebbe (POTREBBE) succedere che il governo elimini una legge che si spera di abrogare con un referendum, con lo scopo di poterla riproporre in un secondo momento, evitando il verdetto popolare, nel 1978 la Corte mise in piedi uno stratagemma sensato, anche se molto limitato: spostare l’oggetto del referendum a delle leggi/articoli/commi dal contenuto simile.

In breve, se viene indetto un referendum contro la legge A, e il governo abroga la legge A prima del referendum, si cerca un’eventuale legge B, dal contenuto e dallo spirito simile alla legge A, e il referendum avrà come oggetto la legge B.
Questo è quello che è successo nel caso del nucleare, e ora l’oggetto dei referendum sono i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto-legge 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?

Fin qui sembra che vada tutto bene. Ma c’è un problema.
Leggete i commi che devono essere abrogati, li riporto qua sotto.

1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali.

Questo è quello che si andrà a votare per quanto riguarda il nucleare.

Il primo comma esprime più un’intenzione, e per di più l’intenzione è di interrompere momentaneamente il processo di localizzazione e costruzione.
Il secondo invece dice che, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo si impegna ad adottare la Strategia energetica nazionale, che tiene conto di priorità, necessità varie, sicurezza, diversificazione della produzione, chi più ne ha più ne metta, MA NON SPICCICA FUORI UNA PAROLA CHE SIA UNA SUL NUCLEARE.

Il significato proprio del referendum sul nucleare, perciò, viene a perdersi.
Quello che invece non si perde è il significato politico del referendum, dare un messaggio chiaro in forma di partecipazione al voto.
Per chi poi è preoccupato (io ero uno tra quelli) che questo referendum blocchi lo sviluppo nei prossimi 5 anni, quindi ben al di là del solo periodo Berlusconi, rispondo che i due commi da abrogare, essendo più che altro una dichiarazione di intenti seguita da un invito a sbrigarsi (“entro dodici mesi …”), non influirebbero seriamente sul modo di operare di qualsiasi governo, nemmeno di questo.

Andate al voto sereni, e fate decidere la vostra coscienza.

Alla prossima


Nottetempo

L’altra notte non riuscivo a dormire, come al solito mi trovavo sul mio letto distesa, annoiata davanti ad un film leggero, troppo leggero, talmente leggero che il rumore delle auto che passavano di fuori, così poche di notte, attirava la mia attenzione lasciando che il mio pensiero esercitasse un lavorio fantasioso sul perchè chiunque fosse in macchina per fare qualunque cosa a quell’ora tarda di un banalissimo lunedì.

Le voci espressive degli attori con il loro  affascinante accento americano, mi tenevano compagnia mentre pensavo a quanto diversa fosse la mia vita dalla loro; pensavo a quanto fossero enormi i miei problemi rispetto alle stupidaggini che i personaggi del film tentavano di risolvere come se non avessero tutto già nelle loro mani: la loro villa perfetta, nella città perfetta, fatta di famiglie perfette, che lavorano sotto un’amministrazione perfetta ad opera di un governo perfetto. Così grazie ai numerosi miei spunti di riflessione, quella notte la mia mente vagava fantasiosa senza una particolare meta da raggiungere. Vagare, vaneggiare.

Ad un tratto però, i rumori dei mezzi che passavano fuori si facevano più intensi e pesanti, e mentre la mia fantasia già era pronta a  costruire una storia su quello che apparentemente era un camion, mi rendevo conto che il rumore che si faceva sempre più insistente e persistente, anziché passare via veloce incontro alla sua storia. Allora capii di cosa si trattasse, non era un camion, non era un mezzo che passava lungo la strada accanto il mio palazzo, doveva essere un elicottero o qualcosa del genere, così mi alzai, uscii fuori in balcone, ma la notte non lasciava intravedere nemmeno una stella figuriamoci un elicottero, troppe nuvole, troppa foschia. il punto era che quel rumore non si placava e generalmente un elicottero passa e basta,non sta li per più di qualche secondo. STOP . La mia mente si fermò di colpo ed insieme cominciò a lavorare, non poteva essere altrimenti: Aerei da guerrà.

La consapevolezza si incagliò, ancorata tra i miei neuroni e stava li accanto al pensiero latente che nel mondo le guerre esistono,le bombe esplodono tra la gente e i missili vengono lanciati. Già, i missili. Pensai subito che finalmente Gheddafi si fosse deciso a fare vivere per una volta la guerra agli occidentali (o meglio ai siciliani), a loro che della guerra non hanno paura, perchè è quasi come se fosse un gioco, una partita a scacchi in cui il giocatore più forte fa la sua mossa aspettando il passo falso del suo avversario,tanto sono sempre le pedine ad essere mangiate per prime.

Mentre stavo li, su quel balcone, a piedi nudi, mi sentivo veramente consapevole di quello che stava succedendo, riuscivo quasi a vedere le scene di guerra (che non ho mai visto prima),il pianto di una madre che non trova il proprio figlio mentre raggiunge il suo compagno dalla faccia insanguinata. Ero a casa mia,ma li vedevo ed erano veri come il freddo che saliva dai miei piedi e che mi faceva raggelare per essere stata così banale ed avere avuto pena per le persone della mia visione. Avere pena per un popolo che vive una guerra non serve, anzi è quanto di più sciocco si possa fare, ma soprattutto iniziare una guerra e pensare che sia un modo per risolvere un problema è una cosa talmente obsoleta e medievale da non avere alcun senso oggi.

L’ indomani seppi che quegli aerei che avevo sentito erano stati mandati perchè a 20 km da casa mia,sulle spiagge della mia estate, c’era stato uno sbarco di 450 PERSONE, sono fuggite da una cosa che per fortuna noi occidentali non conosciamo, perchè quelli di noi che l’hanno vissuta sono morti o troppo vecchi e stanchi per ricordare cosa voglia dire vivere in un paese in guerra,senza libertà. Ma oggi, noi, nuove generazioni dobbiamo rappresentare il riscatto della vecchiaia stanca per dire basta alle armi ed iniziare finalmente la nostra SLOW REVOLUTION fatta di cultura,di parole,di giustizia,di bellezza e di pace.

Grazie John, grazie Yoko

 

 


All’Italia cui voglio bene

Questo post è dedicato all’Italia, ma non a tutta l’Italia. Questo post è dedicato all’Italia degli onesti, dei giusti, dei coraggiosi. All’Italia che ha sempre detto NO al compromesso. All’Italia della buona politica. All’Italia che non ha mai teso l’orecchio alle idiozie dei suoi papi e dei suoi duci. All’Italia che si vergogna di essere governata dal più insulso dei vermi. All’Italia che sa di dover cambiare, e a quella che ci prova giorno dopo giorno. All’Italia che non si piega di fronte al potente. All’Italia delle donne che sanno quanta poca dignità ci sia nel piegarsi di fronte al (im)potente. All’Italia che dice di no alle mafie. All’Italia che se ne fotte degli inni e delle bandiere cantati e sventolati negli stadi ed ai funerali dei soldati.

Insomma all’Italia cui voglio bene.

Che quell’altra Italia ci lasci presto…


Evolution in progress

Il blog si sta evolvendo ed oggi ha provato a fare un salto in avanti dandosi una nuova veste ed un nuovo layout.

Ma non dobbiamo dimenticare che lo spirito di questo blog è innanzitutto la condivisione di idee e progetti.

C’è ancora molto da fare per rendere questo luogo sempre più accogliente ed ancora una vota vorrei che lo facessimo assieme.

Iniziamo dalla testata: serve qualcosa di più personale, illustrativo, originale; qualcosa in grado di identificare al meglio questo luogo virtuale. Quindi date una spremutina alle meningi ed inviatemi le vostre idee. Se non siete proprio dei talenti nella fine arte di photoshop non importa, basta anche uno schizzo a matita che renda l’idea generale. Mi occuperò di renderla al meglio.

Alla fine raccoglieremo tutte le idee in un post e le sottoporremo al vostro voto scegliendo quella che più ci piace.

Tra due settimane il voto!

 

Inviate il vostro materiale a

ricca.eugenio@gmail.com

p.s.: per gli schizzi su carta basta una foto!


Democrasti

Preferisci un pugno sul muso o un calcio nelle balle?  So perfettamente quello che sceglierei io. Ed anche voi. Ma è davvero una scelta? Ovviamente no. Il perché sta nella sproporzione tra le due opzioni rendendo la prima certamente preferibile alla seconda ma non certo migliore.

Dopo aver letto il bellissimo articolo di Luda sul senso dell’impegno politico ho pensato di fare come Aristotele che, nell’affresco de “La scuola di Atene” di Raffaello, ad un Platone che indica il cielo, risponde con una mano diretta alla terra, ricordandoci ciò che davvero conta.

La democrazia è un po’ come il pugno sul muso di cui parlavo prima: non ti priva della voglia di vivere come un calcio nelle balle, ma fa male, anche molto male.

Grazie all’idea perversa che l’occidente ha della democrazia la storia ci ha regalato le pagine tristi dei regimi totalitari da Mussolini ad Hitler, passando per Stalin, fino a raggiungere lo squallore mediatico-mafioso del quindicennio berlusconiano in Italia, dell’ottennio guerrafondaio ed oscurantista Buschano d’oltreoceano, della “rivoluzione” totalitarista della Cina maoista…aimè l’elenco è lungo.

Nessuno di questi regimi sarebbe mai potuto nascere senza l’odiosa chimera che tutti s’affrettano a celebrare come il bene assoluto, tanto assoluto che siamo anche pronti a fare la guerra per esportarne il franchising. Si parlo proprio della democrazia, quella con la D minuscola, l’unica che il mondo abbia mai conosciuto ed ahimè anche l’unica che sia ancora in grado di concepire.

Ma dove sta il problema delle democrazie occidentali? In cosa sembrano essere così pericolosamente inadeguate a sostenere il compito che si prefiggono? La risposta è nell’aggettivo che le qualifica per esteso come “democrazie rappresentative” ed è proprio quella la chiave che nasconde l’abisso. La rappresentatività rende di fatto qualsiasi democrazia un regime oligarchico, con l’unica differenza che nel caso della democrazia rappresentativa il rinnovo dell’oligarchia è in qualche modo reso possibile. La rappresentatività è un concetto insidiosissimo in quanto da l’idea che sia possibile in qualche modo delegare una persona terza all’amministrazione dei propri interessi. Mentre nel campo professionale questo è possibile e funziona bene perchè quando paghi una persona per fare un lavoro poi la puoi anche licenziare se quella il lavoro non lo fa, lo fa male, o addirittura ti danneggia, nel campo della politica questa idea crolla da ogni parte. L’elettore medio (ovvero quello che decide davvero chi deve governare) non ha alcuna idea ne di quali siano i suoi interessi, ne di chi sia davvero la persona che vota. L’idea poi che votando una persona si possa in qualche modo portare avanti le proprie idee politiche è candida come un fiocco di neve.

La democrazia è quindi solo DIRETTA. Si partecipa alla cosa pubblica o direttamente o non affatto, la così detta “via di mezzo” della rappresentanza è pura alchimia linguistica.

Sebbene esistano numerosissime realtà locali in giro per il mondo e soprattutto negli Stati Uniti dove l’assemblea cittadina è un bell’esempio di democrazia diretta, questo appare ancora un modello impossibile da adattare all’amministrazione di un’intera Nazione. Non è così, o per lo meno non lo è più. La risposta è Internet, o meglio le tecnologie che lo rendono possibile. Per quanto sia complicato infatti dare un definizione abbastanza comprensiva di internet alla base c’è semplicemente una manciata di tecnologie che ci consentono di renderci tutti pari in termini di opportunità e risorse.

Creando un Parlamento virtuale sarebbe perfettamente possibile per ognuno di noi tutti votare non le persone ma le IDEE. Non solo potremmo votarle, ma anche proporle, emendarle, discuterle. Potremmo delegare ad altri il nostro voto riguardo ad argomenti dei quali non siamo esperti, decidendo ad esempio di far votare ad un medico per una legge che riguarda la sanità, o ad uno studente una sull’università e così via, togliendogli la delega in qualsiasi momento e per qualsiasi ragione. Nessuno verrebbe pagato per fare il parlamentare, l’oligarchia verrebbe scongiurata, l’efficienza della politica centuplicata, il dibattito sulla politica sarebbe solo e sempre un dibattito concentrato sulle idee e non su quello che dice e che fa il buffone di turno.

Il bello è che tutto questo è già da un pezzo tecnologicamente possibile, lo sarà anche per la storia?


Politically perfect

In seguito a lunghe ore di studio passate ingobbita su un libro di storia contemporanea, leggendo sulla rivoluzione russa ,sul nazionalismo novecentesco, sul risorgimento e quindi sull’unità d’Italia, un monito di tremenda nostalgia, ma anche inadeguatezza mi ha pervaso. Leggendo di rivolte incondizionate di un’Europa assetata che chiedeva ed otteneva salari più alti per i lavoratori nelle fabbriche, orari di lavoro umanamente possibili, prezzi dei generi di prima necessità adeguati ai salari, mi rendo conto che tutto ciò che ci sta attorno è stato costruito con il sudore ed il lavoro di persone che non si sono arrese davanti ad una classe dirigente che pensava a guerreggiare ed ad inseguire ideali, astrazioni, parole.
E così innamorandomi dello spirito di Garibaldi che amava una nazione ancora da costruire, ammirando la lontananza della Russia la cui schiena era dolcemente adagiata sui lavoratori dei soviet, che con la loro patria mantenevano un rapporto di simbiosi; cullandomi sul pensiero di Wilson, che durante i trattati di pace dopo la prima guerra mondiale provvedeva all’istituzione della Società delle Nazioni e promulgava il credo secondo cui mai e poi mai si sarebbe ricorsi alla guerra per la risoluzione di asperità tra le nazioni, accorgendomi di tutto questo: Che lontananza, quale sconosciuto interesse pervadeva il pensiero di tali personaggi!
Ed è per questo che posso dire che no,non è vero che l storia si ripete! Perchè se fosse vero ciò allora non ci troveremmo a fare la guerra contro un paese che fa di tutto per mandarci via, non ci troveremmo in “missione di pace” se non ci piacerebbe giocare alla guerra. Se la storia fosse destinata a ripetersi il governo italiano che non ha nulla a che vedere con la politica, ma solo con l’interesse dei partiti, si sarebbe già reso conto di non essere adeguato all’amministrazione di un paese che retrocede ogni giorno, e si lascia passare accanto in caduta libera la sua economia di ex grande potenza, la sua cultura millenaria che il mondo prima invidiava e che ora non si vede nemmeno più, perchè l’erudizione è destinata a perire insieme alla possibilità del riscatto sociale e le sue possibilità di progresso vanno a progredire all’estero perchè qui morirebbero di fame.
La storia non è destinata a ripetersi perchè oggi è guidata da persone che non la conoscono, che non sanno cosa significhi essere uomini d’onore, non sanno cosa vuol dire meritare la fiducia di chi affida nelle loro mani il futuro delle generazioni successive che non si vede che non è tuttavia incerto,maè certo che sarà un disastro. Chi siede in parlamento oggi e si è “guadagnato” quel posto non l’ha fatto perchè aveva voglia di sbracciarsi a costruire una nazione nuova del respiro europeo,non l’ha fatto perchè era stufo di vedere il successo solo nella vita dei cugini,dei fratelli, dei nipoti, dell’amico, del figlio della nonna dallo zio,anzi è molto più probabile che l’abbia fatto perchè così i suoi cugini,fratelli,mogli,amici,zii abbiamo una possibilità di tale effimero successo.
Fare politica significa amare il proprio paese a tal punto da impegnare la propria persona affinchè questo migliori,progredisca,affinchè tutti i propri connazionali indistintamente abbiano la possibilità di vivere una vita sicura e agiata nel proprio paese e tramite questo far loro capire l’amore che si ha per la propria nazione e magari farlo provare anche a loro.
Essere un politico non significa primeggiare sul resto del popolo,ma essere il più umile perchè svolge uno dei lavori più importanti della società. Essere un politico significa gestire il denaro e il bene di tutti e gestirlo al meglio affinchè si trasformi in servizi, aiuto per il cittadino. Essere un politico significa essere tanto altruista da dimenticarsi del proprio onorario e non fare di tutto affinchè aumenti. Essere politici significa essere cittadini attivi nella società  cercando di migliorarla secondo le esigenze di tutti e non di chi può permetterselo.

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