Archivio dell'autore: Michele

Chiarimenti sul terzo quesito

Parto condividendo questa notizia. Il blog al quale punta questo link si chiama Chicagoblog, e si occupa in particolar modo di economia. Si tratta di una fonte alquanto affidabile, che vi invito a considerare.

Allora, su cosa sono i referendum lo sappiamo. Che cosa veniva chiesto di abrogare nel quesito sul nucleare, anche di quello sappiamo: c’era questa legge, che chiameremo A, sono state prese delle firme per un referendum che la abrogasse (totalmente o parzialmente, capiremo come mai non abbia più importanza), il referendum finalmente si farà.

Quello che è successo pochi giorni fa, però, è che il governo ha varato una legge B, che abroga spontaneamente tutti i punti che il referendum si proponeva di eliminare, aggiungendo poi alcune cosette, di importanza marginale.
(Ci tengo a far notare che questa non è assolutamente una mossa illegale, e anzi, sarebbe pure da encomiare, perchè un governo che capisce cosa succede all’interno dello stato, raccoglie l’invito dei cittadini a cambiare idea e cambia idea, fa qualcosa di giusto.
L’unico peccato è che il governo questa mossa non se l’è pensata per il bene dei cittadini, ma sulle intenzioni non intendo far processi, al momento).

Un referendum che elimini qualcosa che non c’è più… beh, è inutile e non si può fare.
Un referendum che elimina la legge B che elimina la legge A…..beh, permette al governo di andare avanti con la sua politica nucleare, quindi fa l’esatto contrario di ciò per cui è nato.
Detto ciò, il governo si aspettava che la parte sul nucleare del referendum saltasse, ma la Corte di Cassazione la pensava in modo differente.
Dato che potrebbe (POTREBBE) succedere che il governo elimini una legge che si spera di abrogare con un referendum, con lo scopo di poterla riproporre in un secondo momento, evitando il verdetto popolare, nel 1978 la Corte mise in piedi uno stratagemma sensato, anche se molto limitato: spostare l’oggetto del referendum a delle leggi/articoli/commi dal contenuto simile.

In breve, se viene indetto un referendum contro la legge A, e il governo abroga la legge A prima del referendum, si cerca un’eventuale legge B, dal contenuto e dallo spirito simile alla legge A, e il referendum avrà come oggetto la legge B.
Questo è quello che è successo nel caso del nucleare, e ora l’oggetto dei referendum sono i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto-legge 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?

Fin qui sembra che vada tutto bene. Ma c’è un problema.
Leggete i commi che devono essere abrogati, li riporto qua sotto.

1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali.

Questo è quello che si andrà a votare per quanto riguarda il nucleare.

Il primo comma esprime più un’intenzione, e per di più l’intenzione è di interrompere momentaneamente il processo di localizzazione e costruzione.
Il secondo invece dice che, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo si impegna ad adottare la Strategia energetica nazionale, che tiene conto di priorità, necessità varie, sicurezza, diversificazione della produzione, chi più ne ha più ne metta, MA NON SPICCICA FUORI UNA PAROLA CHE SIA UNA SUL NUCLEARE.

Il significato proprio del referendum sul nucleare, perciò, viene a perdersi.
Quello che invece non si perde è il significato politico del referendum, dare un messaggio chiaro in forma di partecipazione al voto.
Per chi poi è preoccupato (io ero uno tra quelli) che questo referendum blocchi lo sviluppo nei prossimi 5 anni, quindi ben al di là del solo periodo Berlusconi, rispondo che i due commi da abrogare, essendo più che altro una dichiarazione di intenti seguita da un invito a sbrigarsi (“entro dodici mesi …”), non influirebbero seriamente sul modo di operare di qualsiasi governo, nemmeno di questo.

Andate al voto sereni, e fate decidere la vostra coscienza.

Alla prossima


Science report (2)

E rieccomi con la seconda puntata di Science report. Scusate il ritardo, un pò di febbre e tanto, tanto raffreddore hanno tentato (invano) di bloccarmi.

Anche oggi l’argomento appartiene alla categoria “business”. L’interesse nei confronti di questo ambito è duplice: lo trovo una sorta di “impatto indolore” per il neofita, ma funziona anche molto bene per introdurvi al clima che aleggia in questi giorni in giro per il (primo) mondo.
Ci sono molte aspettative per il futuro, e volenti o nolenti, tutte queste aspettative passano per Internet.
Non c’è verso, se vuoi fare qualcosa alla vecchia maniera puoi farlo, ma facendolo tramite la rete puoi essere molto più veloce, organizzato, risparmiatore, senza contare che ti può vedere tutto il mondo e non solo il vicinato.

C’è ovviamente, un lato oscuro in tutto ciò. E non mi sto riferendo alla perdita dei valori della società o a qualsiasi altra stupidaggine che molti sputasentenze mediatici amano ripetere.
Io mi sto riferendo al fatto che lo spazio rischia di finire. DUM DUM DUUUUUM.

Da una parte stanno finendo gli indirizzi Ip.
I computer si connettono a Internet identificandosi con un indirizzo di 32 bit (IpV4). E siamo arrivati a usarli quasi tutti. Si cerca di passare quindi alla nuova versione, chiamata IpV6, che usa indirizzi di 128 bit. Se dividessimo il numero di indirizzi disponibili con l’IpV6 per il numero di indirizzi disponibili con l’IpV4, otterremmo un numero di circa 28 cifre.
Il problema è ovviamente nella transizione: i nuovi nodi della rete sono già attrezzati, ma quelli vecchi vanno aggiornati o sostituiti.

Dall’altra parte sta finendo lo spazio fisico.
Se Twitter sta costruendosi il suo data center personale, se Facebook lo sta imitando, e se Apple sta investendo un M I L I A R D O di dollari (scusate, ma lo ripeto di nuovo, U N  M I L I A R D O  D I  D O L L A R I) per il suo nuovo data center, significa una sola cosa: PAURA.
C’è un’orda inferocita di utenti pronti a scucire fior di dollari per servizi online forniti al massimo della velocità e qualità disponibili e se un americano non riceve quello che vuole quando ha pagato per ottenerlo, sappiamo tutti cosa accade.

 

Dategli il suo streaming porno HD a 20 Gbps, altrimenti….

Detto ciò, anche la rete sta iniziando a sentire gli effetti del già immenso traffico di dati che gli passa attraverso ogni secondo.
Sì, perchè per ogni nuovo elemento che puoi aggiungere all’infrastruttura (un processo che costa parecchio, principalmente per permessi e license), i produttori di smartphone/tablet/chi-più-ne-ha vendono una quantità tale di articoli da rimettersi in pari con il loro sforzo.
Ad arrivare in soccorso di queste persone (ovviamente dietro lauto compenso), sta arrivando l’IBM, nota azienda di hardware e software, al momento impegnata nel progetto “un pianeta più intelligente”.
Il fulcro dell’intera campagna sta nell’utilizzo preciso e controllato delle risorse, tramite l’utilizzo di tecnologie incorporate all’interno dei sistemi da controllare, e di software capaci di raccogliere e dare un senso ai dati in arrivo.

Gli articoli, sempre messi su Google Documenti, vengono proprio dal blog di questa iniziativa, e sono scritti da Scott Stainken, Manager Generale per l’industria delle Telecomunicazioni dell’IBM.
Forniscono un buon modo per vedere “dall’interno” come le aziende serie si stanno preparando alla transizione verso la digitalizzazione completa del nostro mondo.

Spero di non aver detto idiozie, ci vediamo la settimana prossima. Feedback ben accetto.

 

PS: I titoli degli articoli che la gente mette in giro stanno diventando sempre più lunghi, forse perchè ormai hanno finito tutte le gag da abbinare agli argomenti. In ogni caso, ho cercato di tradurli nel modo più fedele e comprensibile possibile. :-)


Science report

Questa è un’idea che mi è venuta quando ho cercato una maniera di migliorare il mio, al momento agonizzante, inglese.
Di tanto in tanto posterò il riassunto (aggiungendo, quando necessario, una o più spiegazioni) di un articolo scientifico, o comunque legato al mondo dell’innovazione.
La cartella di Google Documenti alla quale vi ho permesso di accedere (su gmail dovreste averne ricevuto notifica) sarà usata per metterci gli articoli, sia la versione originale che quella tradotta dal sottoscritto.

Inizio coi primi due articoli, scritti da Paul B. Carroll e Chunka Mui, pubblicati su Technology Review, la rivista del MIT, Massachussets Institute of Technology.
Ecco i link del primo e del secondo.

Il tema è il rapporto tra il business e la diffusione di Internet/nuove tecnologie.

La possibilità di portarsi Internet in tasca con gli smartphone e i tablet, il diffondersi dei sensori e delle telecamere stanno cambiando radicalmente il modo di pensare e gestire l’impresa.
La pubblicità in tv, il concetto di “intermediario”, l’idea che il cliente compri le cose nel primo posto in cui capita, sono tutti concetti che Internet sta lentamente distruggendo.

Nel mondo delle assicurazioni, il futuro della polizza è personalizzato, grazie alla possibilità di avere informazioni in tempo reale sul cliente e sul suo comportamento (al giorno d’oggi esistono i sistemi “Pay as you drive”, “Paga come guidi”). Il contatto diretto col cliente permette anche di ridurre i reclami e di prevenire incidenti.
I rivenditori dovranno fare i conti con un cliente capace di avere un numero illimitato di informazioni riguardo al prodotto che vogliono comprare, mentre la geolocalizzazione darà la possibilità di introdurre offerte basate sul luogo in cui ci si trova al momento.
Nel mercato delle auto, in cui i soldi girano non tanto sulla vendita dell’automobile, quanto sui servizi ad essa associati (assicurazioni, finanziamenti, garanzie,…), le case produttrici avranno l’opportunità di guadagnarsi un posto nel settore fornendo assistenza e diagnostiche basate su un continuo scambio di dati con il cliente.
Altri posti dove il flusso di dati cambierà le carte in tavola è quello dei servizi, in primis quelli sanitari, dove il paziente sarà seguito sempre e ovunque, grazie a sensori sempre più economici e a dispositivi wireless. In genere, comunque, la rete elettrica sarà arricchita di sensori, mentre case e uffici saranno dotati di centraline intelligenti, capaci di dare informazioni in tempo reale sul prezzo dell’energia, permettendo quindi un consumo consapevole.
Anche nel settore dei giochi si fa sentire la pressione della tecnologia, con tutta una serie di opportunità date da tablet e smartphone, che avanzano togliendo spazio a “bambole e mattoncini”.

Da queste considerazioni, e da esempi pratici ricavati dalle esperienze di alcune aziende famose, vengono poi ricavati quattro principi guida per ottenere un’impresa di successo, che qui mi limito ad elencare, invitandovi alla lettura dell’articolo (“Quattro principi per affinare la tua strategia d’innovazione”) :

  • Pensa in grande, inizia dal piccolo, sbaglia subito, cresci velocemente,
  • inizia con un foglio bianco,
  • non limitarsi alla difesa,
  • assicurati di essere bello anche nudo

Infine, il mondo economico che sembra presentarcisi davanti è un posto dominato (almeno in America) dal ricambio, in cui nuove compagnie emergono dal basso e oscurano le “vecchie” attività, in una lotta basata non tanto sulla pubblicità, quanto sull’innovazione.

Detto questo, vi lascio alla lettura degli articoli, che spero sia possibile a meno di strafalcioni ed espressioni inventate.
Feedback apprezzato, ci vediamo la settimana prossima.


Wikileaks

Allora, la storia dovreste conoscerla tutti:

Wikileaks, sito lanciato nel 2007 (ma operante almeno dal 2006), ha pubblicato o pubblicherà documenti e messaggi segreti riguardanti la diplomazia italo-americana in giro per il mondo.
L’America ha già detto il governo che molti stati potrebbero non trovare di loro gradimento queste informazioni, a scapito della nostra già abbastanza precaria rispettabilità internazionale.
Inutile che riporti le reazioni scomposte della politica nostrana (il consiglio migliore, che nemmeno faceva ridere, si basava sul “non commentare”, pensate un pò).

Sta di fatto che al momento è rinato il teatrino del “Wikileaks: santo o demonio?”, in cui i governi e i sostenitori a prescindere dei governi urlano ad alta voce “demonio!”, mentre i supersinistri contrappongono il loro “santo!”.
Ma noi non siamo nè della prima, nè della seconda fazione.

Noi prendiamo il problema e vediamo i pro e i contro di tutto. I commenti seguono.
Vi faccio quindi le seguenti domande:

  • Cosa ne pensate dei principi di Wlk? I segreti è bene che rimangano segreti o oramai ci stiamo avvicinando a quell’era dove, a segretezza e guerre, dobbiamo contrapporre pace e trasparenza?
  • Wlk secondo voi esagera? Anche supponendo che abbiate risposto sì alla prima domanda, è possibile che esistano alcune cose che non vanno dette in ogni caso?

Rispondete numerosi

[Inutile dire che al momento i server del sito in versione italiana sono sovraccarichi, e non immaginate chissacosa: cercare in mezzo a quella marea di informazioni è qualcosa (ammicco) che solo un vero giornalista saprebbe fare (ammicco ammicco). Ma anche Djouriou, volendo. XD]

E a tal proposito, vorrei riportarvi alcuni pensieri avuti durante una discussione sull’argomento.
l’interlocutore non era affatto dispiaciuto del bagno di verità che Wkl portava, in quanto la diplomazia è spessissimo sinonimo di ipocrisia e opportunismo, e fa bene DI TANTO IN TANTO farsi un bagno in questa dimensione.
Quando però ho detto che, più che “di tanto in tanto”, ci vorrebbe un “sempre”, ci siamo ritrovati con due opinioni contrastanti: apparentemente, ci sono cose che si fa meglio a tenere segrete.
Ho chiesto i motivi di questa necessità di segretezza, e non ho avuto una sola giustificazione che non facesse riferimento a malfunzionamenti interni delle nazioni o a politiche internazionali assolutamente egoistiche e prive di scrupoli.

È vero. Se Tremonti domani dicesse che i bot sono solo un pezzo di carta straccia che manco per incartarci il panino coi ciccioli, la gente povera protesterebbe, la gente abbiente diventerebbe povera e protesterebbe, la gente ricca rimarrebbe ricca ma in minoranza, e protesterebbe, il che in breve causerebbe uno sfacelo totale del paese.
Come quasi tutto, del resto.

Detta in poche parole, la “ragionevolezza” intrinseca dell’argomentazione stava nell’assoluta sragionevolezza della situazione esistente.

E quindi ho trovato il motivo definitivo del perchè Wkl non solo fa bene, ma fa benissimo.
Il motivo è che la verità e la trasparenza sono l’unica maniera di fare le cose bene.

La scienza si basa sulla verità dei fatti e sulla trasparenza con la quale vengono presentati gli esperimenti compiuti (ve lo dice uno che deve leggersi negli articoli una pagina intera piena di nomi a caso di marche altrettanto casuali, solo perchè qualcuno pensava che “oscilloscopio” fosse un pò troppo scarno per un articolo. Grrrrr….).
Le rivoluzioni avvengono quando la gente si trova in faccia la verità e gli viene detto in modo chiaro e trasparente che la colpa è sua (in generale questo avviene dopo qualche milione di morti accatastati sul tavolo della pace).

Quando manca la trasparenza, mancano innanzitutto le possibilità di miglioramento che un dibattito comunitario può offrire. Manca la possibilità di intervenire sugli errori. Non solo, manca anche il coinvolgimento della popolazione.
Quando i servizi segreti (qui spariamola grossa) uccidono un uomo in Libia, perchè in Libia c’è il gas che a noi serve per riscaldare le nostre case a 40 gradi, io posso dare la colpa ai servizi segreti, e dire che loro sono un gruppetto sul quale non posso avere controllo, quindi uscirne fuori indenne come una pignatta ad una festa di bambini ciechi.
Se invece questo viene detto pubblicamente, allora sì che la responsabilità diventa mia, perchè io sapevo e io ero d’accordo (poi certo, in democrazia le cose vanno un pò diversamente, anche se non troppo).

Quando gli accordi, le decisioni economiche, le decisioni politiche, le decisioni etiche, TUTTO, è alla nostra portata, allora non ci sono più scuse, non ci sono responsabilità di questo e quello. Le cose giuste rimangono giuste, le cose ignobili si mostrano ignobili.
È vero, il mondo non diventa più bello, perchè ci ritroviamo di fronte alle nostre miserie, alla nostra incapacità di pensare in modo generoso. Ma almeno abbiamo un punto di partenza VERO, possiamo sapere cosa migliorare, avere un’idea chiara di come migliorarlo, parlarne con altri.

Tutte queste cose una volta erano ridicole da dire, perchè c’era la guerra fredda, la guerra di qui, di là, dietro e davanti, inimicizie, interessi egoistici a iosa. Ora ci rimangono gli interessi egoistici.
Eppure questo sembra ancora una cosa da sognatori, dire che due nazioni, anzichè scontrarsi sui loro interessi, dialoghino con onestà e intelligenza in modo da trovare un compromesso.


Sostenere il sostenibile (Michele)

Un giorno useremo la fusione nucleare, e le cose che costruiremo non avranno bisogno nemmeno di essere buttate. La produzione locale o personale del cibo dominerà.

AL MOMENTO, però, noi consumiamo. Usiamo il carbone per l’energia, la plastica avvolge molte delle nostre cose e il cibo me lo produce un uruguayano sottopagato.

Due settimane fa sono andato in un supermercato di roba esclusivamente biologica/sostenibile per comprare le ricariche della brocca depuratrice “Brita”.
Per commemorare l’occasione, ho deciso di riflettere un pò sulla mia tipica giornata di spesa, che riporto sotto in forma di META-post (post nel post). Buona lettura.

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Compra e getta, il mio tran-tran

  1. Io ho bisogno di qualcosa. Dopo qualche settimana di disagio, mi decido ad andare al supermercato
  2. compro la roba che mi serve: cibo/dentifrici/detersivi….
  3. la porto a casa
  4. le confezioni inutili le butto, i sacchetti della spesa me li tengo
  5. consumo fino a ritornare al punto 1

Questo è il giro che faccio bene o male ogni mese riguardo la roba importante. Quando ho voglia di cucinare nel finesettimana,utilizzo i punti 2-4 fino a quando non ho tutto ciò che mi serve. Vediamo ora un pò di dettagli.

Cosa consumo?

CIBO
Ci sono delle cose che, una volta comprate, non devo comprare più per mesi: thè e scatolette di legumi, tonno Maruzzella.
Poi ci sono cose che al massimo durano un mese: le acciughe sott’olio sono un validissimo rappresentante.
Cibo che dura una settimana: in genere i biscotti e i sughi già pronti (ne sto diminuendo l’uso, però), più la pasta.
Cibo comprato per l’occasione: verdura/frutta, carne/pesce …
IGIENE
> di un mese: schiuma da barba, spazzolini, lamette rasoio, disinfettante/cotone, sapone
< di un mese: deodorante Borotalco, dentifricio AZ al sapore di sale (costa poco), bagnoschiuma (2 in 1, per lo più Badedas che costa poco)
~ 1 settimana: niente. Fortunamente, tutto ciò che compro basta per almeno una settimana e mezzo/due settimane.
PIACIRI
A me il cioccolato piace, quindi ne compro qualche tavoletta da mangiare di tanto in tanto. Durano circa una settimana.

Cosa succede a ciò che consumo?

Lo butto. Effettuo raccolta differenziata per carta e multimateriale, ma non per l’umido dato che in camera mangio sporadicamente.
Nella cucina, della quale sono stato eletto democraticamente rappresentante, eseguiamo la raccolta differenziata su carta, umido e multimateriale, ma non riesco facilmente a ricordarmi di ritirare i sacchi prima che le donne delle pulizie arrivino, col risultato che tutto ritorna insieme nella spazzatura generica il 90% buono delle volte. Mannaggia.

Pensato a tutto questo, ho poi riflettuto sui miei standard di consumo energetico/acqua/gas:

Energia: spengo lo luci ogni volta che esco dalla camera, e tendo a tenere spento il neon della camera a favore dell’abat-jour. Questo probabilmente significa che uso più lampadine a incandescenza che non a risparmio energetico. A questo si aggiungono i consumi del computer, che in generale sta acceso solo quando sono sveglio e non studio, ma che comunque se scarica deve rimanere acceso anche la notte. Sono comunque passato al Macbook, quindi spero che i consumi si riducano un pò.
Acqua: nella doccia tento di rimanerci il meno possibile, per un tempo medio di 5-7 minuti. Esaspero me e gli altri ripetendogli di chiudere il rubinetto della cucina quando insaponano le stoviglie, chiudo il rubinetto quando mi insapono le mani o passo il dentifricio sui denti. Per riaprirlo, paccate col polso. Alzo i consumi a causa del WC, dato che fino a che non è perfettamente pulito, continuo a passare lo spazzolone e tirare lo sciacquone.
Gas: riscaldamenti. In generale uso il migliore di tutti, le finestre chiuse, ma quando accendono quello comune del collegio, devo per forza tenere una finestra aperta, pena la morte arrosto. Quando vado nelle aulette al piano terra, controllo sempre il termostato e spengo il riscaldamento.

Detto questo, ho provato a dedurre in che stato di sostenibilità mi trovo al momento:

“Fai qualche sforzo per ridurre la tua impronta ecologica, ma hai ancora un bel pò di strada da fare, ad esempio smetterla di comprare roba strapiena di schifezze chimiche e iniziare a fare qualche altra capatina al rifornitore biologico dove sei appena stato. Ricordati che i derivati del petrolio ti rendono IMPOTENTE!!! Lol…”

Fornita questa (più o meno) minuziosa descrizione delle mie abitudini consumiste, sono giunto alla conclusione che è ora di rivolgersi a dei nuovi ambienti di produzione. Non dico iniziare a coltivare in collegio, ma almeno frequentare un pò di più quel negozio solidale del quale parlavo, oppure iniziare a utilizzare il detersivo alla spina, con ricarica in negozio.
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Detto questo, perchè non coinvolgervi? Sicuramente molti di voi seguono degli stili di vita che differiscono dal modello consumista dominante in alcuni punti.
L’idea è, perchè non creare all’interno di questo blog una comunità di persone che pensi e collabori al fine di introdurre nelle vite dei singoli componenti una bella secchiata di sostenibilità in più?
In generale, molti casi di consumismo acuto possono venire risolti con una cura a base di comunità, in quanto agli altri viene sempre più facile notare la trave sul nostro occhio.
Un buon inizio potrebbe essere fare come ho fatto io: presentarsi al circolo in quanto consumatori, con tutte le pecche e tutti i pregi del proprio stile di vita, con tutti i dubbi e le sicurezze che lo accompagnano nell’acquisto e nel consumo.

E ora, il pippone para-teologico.
Come l’Ibm ripete incessantemente da qualche anno a questa parte, nell’ambito del progetto “A Smarter Planet“, è ora di inserire intelligenza nelle nostre abitudini, e questo si può eseguire solo con una forza computazionale adeguata.
La nostra forza computazionale è ovvia, essendo il nostro cervello più potente e flessibile dei computer attuali, le uniche cose che ci mancano sono la formazione di un network per lo scambio d’informazione tra i singoli e lo sviluppo di una banca dati di sufficiente memoria. E questo blog è capace di darci entrambi.
Non sto ovviamente chiedendo di condividere la propria vita, ma sicuramente c’è un livello entro il quale possiamo parlarci senza problemi e comunque trarre conoscenza e idee l’uno dall’altro.
Tra parentesi, credo che la maniera migliore per iniziare a far lavorare un blog sia, come ho già detto, infondergli una prima “missione”, così da caricare gli entusiasmi, senza preoccuparsi poi di scartarla o estenderla.

Quindi, ripeto, vi invito a iniziare con questo piccolo gesto: scrivere un post sulla vostra normale esperienza di acquisto, consumo e smaltimento.
Altrimenti, scrivetemi almeno un messaggio su dove potrei migliorare la mia, di esperienza ;-).


E via!

Ho preso la mia decisione, e adesso sono fuori da Facebook.

Chissà se cambierà qualcosa o meno (a parte le mie foto, di dati personali quasi non ce n’erano), magari ne verrà fuori una serie di post interessante da leggere.

Prima osservazione: come al solito, Facebook è irritante. Nonostante sia uscito, lui “per sicurezza” mi dice che posso riattivare tutto con un clic. Ti prego, non eravamo marito e moglie, io ero un (bell’) uomo e tu un sito. Ce ne sono altri come te…

ELEMENTO PROVVISORIO*********************************************************
Approfitto di questo spazio per salutare tra di noi Ludovica, prima vera nuova arrivata del progetto. E la invito a farsi sentire con un bel post, non di benvenuto perchè sarebbe inutile, bensì di contenuto (o di proposte strutturali (-: ).
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Per quanto riguarda le mie idee sul blog, sono praticamente al punto di partenza, ma non mi arrendo. Ci sentiamo.


L’idea di Michele

ATTENZIONE!————————————————————————-
Questo è un post dinamico: ogni volta che mi viene in mente qualcosa o qualche cambiamento lo metto qui, in modo da non intasare il blog con miriadi di articoli come facevo in TSDP.
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  • TITOLO
    Testata proposta: “immagine + font semplice”, si legge meglio e non distrae l’occhio.
    Ancora nessuna idea per il nome del blog.
    Per quanto riguarda i caratteri, se ne possono trovare di originali su questo sito, ma non ne ho ancora uno preferito.
  • TEMA
    Questo è carino, a me basta che ci sia una barra laterale con le cose più importanti, mentre della barra inferiore non mi interessa granchè.
    I miei gusti sono: tinte unite di colori poco brillanti (azzurrino, verdognolo, pesca, panna…), disegni carini/suggestivi colorati ma leggeri, silhouettes su sfondo a tinta unita.
    Sconsiglio: immagini vere (al massimo come complemento di una base disegnata, ma non di più), temi ultrasfumati alla pimp-my-ride con tatuaggerie complicatissime, roba di carattere celtico/vichingo/fantasy/horror/tutto-ciò-che-non-c’entra-col-giorno-o-col-blog, roba di dubbio gusto.
  • SFIDA
    Riassunto: ritengo che anche questo blog debba basarsi su una sfida come TSDP, e che il nome debba poi seguire dall’obiettivo comune.
    Sfida: mi piacerebbe qualcosa del tipo “ogni partecipante deve pubblicare almeno X articoli/pagine/link e ricevere almeno Y commenti/schiaffi/querele”, eventualmente con l’aggiunta di un limite temporale (l’anno prossimo, dopodomani, il giorno in cui faranno il remake di “the expendables”).

Quando le mie idee diventeranno più chiare e definite tornerò sul post a dir la mia. Fine comunicazioni.


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