Chiarimenti sul terzo quesito

Parto condividendo questa notizia. Il blog al quale punta questo link si chiama Chicagoblog, e si occupa in particolar modo di economia. Si tratta di una fonte alquanto affidabile, che vi invito a considerare.

Allora, su cosa sono i referendum lo sappiamo. Che cosa veniva chiesto di abrogare nel quesito sul nucleare, anche di quello sappiamo: c’era questa legge, che chiameremo A, sono state prese delle firme per un referendum che la abrogasse (totalmente o parzialmente, capiremo come mai non abbia più importanza), il referendum finalmente si farà.

Quello che è successo pochi giorni fa, però, è che il governo ha varato una legge B, che abroga spontaneamente tutti i punti che il referendum si proponeva di eliminare, aggiungendo poi alcune cosette, di importanza marginale.
(Ci tengo a far notare che questa non è assolutamente una mossa illegale, e anzi, sarebbe pure da encomiare, perchè un governo che capisce cosa succede all’interno dello stato, raccoglie l’invito dei cittadini a cambiare idea e cambia idea, fa qualcosa di giusto.
L’unico peccato è che il governo questa mossa non se l’è pensata per il bene dei cittadini, ma sulle intenzioni non intendo far processi, al momento).

Un referendum che elimini qualcosa che non c’è più… beh, è inutile e non si può fare.
Un referendum che elimina la legge B che elimina la legge A…..beh, permette al governo di andare avanti con la sua politica nucleare, quindi fa l’esatto contrario di ciò per cui è nato.
Detto ciò, il governo si aspettava che la parte sul nucleare del referendum saltasse, ma la Corte di Cassazione la pensava in modo differente.
Dato che potrebbe (POTREBBE) succedere che il governo elimini una legge che si spera di abrogare con un referendum, con lo scopo di poterla riproporre in un secondo momento, evitando il verdetto popolare, nel 1978 la Corte mise in piedi uno stratagemma sensato, anche se molto limitato: spostare l’oggetto del referendum a delle leggi/articoli/commi dal contenuto simile.

In breve, se viene indetto un referendum contro la legge A, e il governo abroga la legge A prima del referendum, si cerca un’eventuale legge B, dal contenuto e dallo spirito simile alla legge A, e il referendum avrà come oggetto la legge B.
Questo è quello che è successo nel caso del nucleare, e ora l’oggetto dei referendum sono i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto-legge 31/03/2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?

Fin qui sembra che vada tutto bene. Ma c’è un problema.
Leggete i commi che devono essere abrogati, li riporto qua sotto.

1. Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

8. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari, adotta la Strategia energetica nazionale, che individua le priorità e le misure necessarie al fine di garantire la sicurezza nella produzione di energia, la diversificazione delle fonti energetiche e delle aree geografiche di approvvigionamento, il miglioramento della competitività del sistema energetico nazionale e lo sviluppo delle infrastrutture nella prospettiva del mercato interno europeo, l’incremento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore energetico e la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica, la sostenibilità ambientale nella produzione e negli usi dell’energia, anche ai fini della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, la valorizzazione e lo sviluppo di filiere industriali nazionali. Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali.

Questo è quello che si andrà a votare per quanto riguarda il nucleare.

Il primo comma esprime più un’intenzione, e per di più l’intenzione è di interrompere momentaneamente il processo di localizzazione e costruzione.
Il secondo invece dice che, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo si impegna ad adottare la Strategia energetica nazionale, che tiene conto di priorità, necessità varie, sicurezza, diversificazione della produzione, chi più ne ha più ne metta, MA NON SPICCICA FUORI UNA PAROLA CHE SIA UNA SUL NUCLEARE.

Il significato proprio del referendum sul nucleare, perciò, viene a perdersi.
Quello che invece non si perde è il significato politico del referendum, dare un messaggio chiaro in forma di partecipazione al voto.
Per chi poi è preoccupato (io ero uno tra quelli) che questo referendum blocchi lo sviluppo nei prossimi 5 anni, quindi ben al di là del solo periodo Berlusconi, rispondo che i due commi da abrogare, essendo più che altro una dichiarazione di intenti seguita da un invito a sbrigarsi (“entro dodici mesi …”), non influirebbero seriamente sul modo di operare di qualsiasi governo, nemmeno di questo.

Andate al voto sereni, e fate decidere la vostra coscienza.

Alla prossima

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